ESSERE ANTENNE EMITTENTI E RICEVENTI

Quinto discorso di Papa Francesco alla Curia Romana per gli auguri natalizi. “Una Curia che rimane chiusa in sé stessa” ha sottolineato “cadrebbe nell’autoreferenzialità e nell’auto distruzione”. Francesco ha parlato anche di giovani, ecumenismo e dialogo interreligioso

 

Nel suo quinto discorso alla Curia Romana per gli auguri natalizi, il Papa ha messo in guardia dal “pericolo dei traditori di fiducia o degli approfittatori della maternità della Chiesa”. Si tratta, ha spiegato, di quelle persone che “vengono selezionate accuratamente per dare maggior vigore al corpo e alla riforma, ma – non comprendendo l’elevatezza della loro responsabilità – si lasciano corrompere dall’ambizione o dalla vanagloria e, quando vengono delicatamente allontanate, si auto-dichiarano erroneamente martiri del sistema, del ‘Papa non informato’, della ‘vecchia guardia’…, invece di recitare il ‘mea culpa’”.

“Accanto a queste persone – il ritratto curiale di Francesco – ve ne sono poi altre che ancora operano nella Curia, alle quali si dà tutto il tempo per riprendere la giusta via, nella speranza che trovino nella pazienza della Chiesa un’opportunità per convertirsi e non per approfittarsene. Questo certamente senza dimenticare la stragrande parte di persone fedeli che vi lavorano con lodevole impegno, fedeltà, competenza, dedizione e anche tanta santità”. Questi “sensi istituzionali”, a cui Francesco ha paragonato i dicasteri della Curia romana, “devono operare in maniera conforme alla loro natura e alla loro finalità: nel nome e con l’autorità del Sommo Pontefice e sempre per il bene e al servizio delle Chiese.

Essi sono chiamati ad essere nella Chiesa come delle fedeli antenne sensibili: emittenti e riceventi”. “Antenne emittenti – ha spiegato – in quanto abilitate a trasmettere fedelmente la volontà del Papa e dei Superiori”. La parola “fedeltà” – ha sottolineato il Papa – per quanti operano presso la Santa Sede “assume un carattere particolare, dal momento che essi pongono al servizio del Successore di Pietro buona parte delle proprie energie, del proprio tempo e del proprio ministero quotidiano. Si tratta di una grave responsabilità, ma anche di un dono speciale, che con il passare del tempo va sviluppando un legame affettivo con il Papa, di interiore confidenza, un naturale idem sentire, che è ben espresso proprio dalla parola fedeltà”.

L’immagine dell’antenna, per Francesco, rimanda inoltre al movimento inverso, ossia del ricevente: “Si tratta di cogliere le istanze, le domande, le richieste, le grida, le gioie e le lacrime delle Chiese e del mondo in modo da trasmetterle al vescovo di Roma al fine di permettergli di svolgere più efficacemente il suo compito e la sua missione di principio e fondamento perpetuo e visibile dell’unità di fede e di comunione”. Con tale “recettività”, che per il Papa “è più importante dell’aspetto precettivo”, i dicasteri della Curia romana entrano “generosamente” nel “processo di ascolto e di sinodalità”.

Fonte: www.agensir.it

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