L’Europa ha bisogno di responsabilità collettiva

· Dopo lo scontro tra Italia e Malta sulla nave Aquarius ·

È stato confermato il porto di Valencia come approdo finale della nave Aquarius che continua la sua navigazione nel Mediterraneo, con 629 migranti a bordo, dopo essere stato oggetto di un duro scontro tra Italia e Malta. Nel suo percorso di avvicinamento al porto spagnolo — aperto ieri da un’iniziativa del presidente del governo Pedro Sánchez — la Aquarius, che impiegherà quattro giorni per giungere a destinazione, sarà assistita da altre imbarcazioni italiane. Le condizioni del tempo sono in netto peggioramento e la nave non riuscirebbe a percorrere il tratto di mare a pieno carico. Per questo è stato deciso che buona parte dei migranti sulla Aquarius, alcune fonti parlano di cinquecento, saranno trasferiti su navi inviate dal governo italiano. Una nave della guardia costiera italiana è intanto diretta a Catania con oltre 900 migranti e due cadaveri recuperati in sette diversi interventi di soccorso, mentre questa mattina 53 persone sono sbarcate su una spiaggia nei pressi di Noto. La questione immigrazione resta quindi tutt’altro che risolta, soprattutto perché, come hanno rilevato ieri fonti dell’Unione europea in merito al caso della Aquarius «la situazione legislativa internazionale non è chiara». Fatto salvo il dovere del soccorso in mare, restano infatti da definire le responsabilità dell’accoglienza, che non possono, come invece è stato finora, essere delegate solo ai paesi di primo approdo, a scapito di quel principio di solidarietà che dovrebbe essere alla base dell’Unione europea. Ieri il commissario Ue per le migrazioni, Dimitris Avramapulos, ha salutato la decisione spagnola di accogliere i profughi della Aquarius affermando che si tratta «di vera solidarietà messa in pratica, sia verso questo queste persone disperate e vulnerabili, che verso stati membri partner». L’auspicio è quindi che la solidarietà rimarcata da Avramapolus non trovi espressione solo in meritori gesti di buona volontà, ma venga istituzionalizzata attraverso precise norme europee che definiscano una responsabilità collettiva vincolante per i paesi dell’unione.

Fonte OSSERVATORE ROMANO 12 Giugno 2018

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